musicoterapia democratica

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News

i deputati che discuteranno delle professioni

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Composizione della II Commissione Giustizia



(numero dei componenti 46)

Presidente

Vice Presidenti

Segretari

Altri Membri

 

Senza Marcello Pierro da 5 anni.

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CINQUE ANNI:-Anche Marcello Pierro ci ha lasciati.
Sempre più soli e sgomenti ci ritroviamo a ricordare gli amici, ammirati l'uno dell'altro e leali. Abbiamo conosciuto il prof. Pierro soprattutto come straordinario docente ed abbiamo capito cosa lo legasse idealmente ai bambini con PCI : come loro era un combattente, coinvolto corpo ed anima, un pioniere appassionato del suo lavoro.
Viene spontaneo affermare che questo particolare modo di essere medico e riabilitatore con quest'ultimo addio rischia di divenire sempre più raro nella scena italiana...
Siamo molto vicini al dolore e condividiamo smarrimento ed angoscia per il futuro dei colleghi di Marcello Pierro, certi però che la condivisione degli obiettivi e degli strumenti sia il patrimonio inalienabile con il quale proseguire il cammino. Qualcuno penserà che ricordare questi grandi riabilitatori sia pesante; no, si diventa niente se non si ricorda.

Il presidente di mtdem.

 

 

Ricordo di Giorgio Sabbadini

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CARO PROFESSORE , CI MANCHI. SEI STATO UN AMICO , TU CHE ERI UN GRANDISSIMO RIABILITATORE.
MAI UNA VOLTA CI HAI FATTO PESARE LA TUA SCIENZA
E LA TUA ESPERIENZA.
SEI UN DOLCE FORTE RICORDO , IN UN MONDO PIENO DI PICCOLI RE VANITOSI E NARCISISTI.
TI PIANGO SI , MA NON CON SOFFERENZA.PIANGO E RIDO PERCHE' MI HAI TRASMESSO ANCHE LA TUA IRONIA E SAGGEZZA.
GRAZIE DI TUTTO MA IN PARTICOLARE PER AVERMI FATTO RIABILITATORE PRIMA CHE MUSICOTERAPISTA. CIAO.
ROLANDO
 

MUSICOTERAPISTI TOSCANI E SUDAMERICA

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Provincia di Firenze
PROVINCIA, NASCE A FIRENZE IL CORSO DI MUSICOTERAPIA PER AIUTARE I MINORI DISABILI IN SUD AMERICA
Progetto in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura e l’ufficio scolastico dell’ambasciata d’Italia a Washington
È stato presentato stamani, a Palazzo Medici Riccardi, un nuovo corso post-laurea in musicoterapiaper bambini disabili, organizzato dalla società di formazione professionale ‘Consonanze formazione’, la quale ha dato l’incarico al Centro Toscano Musicoterapia- A.R.T.E.R.P. Onlus (Associazione per la riabilitazione e le terapie espressive di recupero psicofisico ), di Firenze, di curare gli aspetti teorici e pratici della Musicoterapia nella realizzazione del coso. Il progetto è in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura di Washington e l’ufficio scolastico dell’Ambasciata d’Italia a Washington, dove è stato presentato ufficialmente il 10 settembre 2009.
Il corso, che ha il patrocinio della Provincia e del Comune di Firenze, è rivolto a giovani laureati delle facoltà di psicologia nelle università del Sud America, con esperienze cliniche nel campo
dei centri riabilitativi. “Il Progetto – ha spiegato Nicoletta Arbusti di ‘Consonanze Formazione’ – dovrà contribuire ad incrementare la qualità della formazione, a migliorare le competenze del potenziale umano nella regione Latinoamericana e in particolare nei Paesi più poveri, a promuovere scambi di esperienze didattiche-scientifiche-terapeutiche tra le istituzioni partecipanti al programma, mirando a conseguire risultati tangibili e misurabili. Il progetto – ha proseguito – ha una funzione umanitaria totalmente gratuita per i partecipanti; lo scopo è finalizzato a promuovere lo sviluppo di interventi su base territoriale, dedicati a minori con disabilità psicofisiche e in
terapia presso Centri Istituzionali Sudamericani. Il lavoro di training di formazione, attraverso stage di Musicoterapia presso i Centri coinvolti, permetterà di poter curare, con effetto immediato, i
ragazzi che li frequentano, per tutta la durata del corso postlaurea”.
L’obiettivo è dunque quello di unire tre paesi e tre continenti: Italia, Usa e Sud America. Scopo ultimo, è creare un ponte tra culture, continenti e tecniche didattiche, mediche e psicoterapeutiche
attraverso la musica. Alla presentazione del corso hanno partecipato, tra gli altri, la psicologa e psicoterapeuta Nicoletta Arbusti,la presidente del Centro Toscano Musicoterapia- A.R.T.E.R.P. Onlus Angela Chiummo, l’assessore provinciale alla formazione Elisa Simoni, l’assessore provinciale alla cooperazione internazionale Alessia Ballini.
“Interventi come questo, che mirano a formare personale altamente qualificato da spendere subito nella cura dei minori disabili in Sudamerica – ha detto l’Assessore provinciale Elisa Simoni – diventano strumento concreto per contribuire a innalzare il livello di qualità di vita delle popolazioni residenti in zone spesso molto disagiate. La collaborazione tra gli assessorati alla formazione e al lavoro e quello alla cooperazione internazionale ci sembra un ottimo metodo per rendere il più proficuo possibile il lavoro che la Provincia di Firenze intende portare avanti anche nei prossimi anni”.
“Il progetto della società di formazione professionale “Consonanze formazione” – ha aggiunto l’Assessore Ballini – è sostenuto con convinzione dalla Provincia di Firenze, in quanto rappresenta un approccio moderno ed efficace alla cooperazione internazionale; approccio che si basa sull’idea di utilizzare le qualificate risorse umane e professionali che già da molti anni operano con successo nel nostro territorio, anche in altri paesi del mondo dove è sentita in maniera forte ed urgente la necessità di sperimentare nuove forme di terapia e di sostegno per i minori disabili”. “Ogni individuo – ha spiegato Angela Chiummo – indipendentemente dalla propria condizione psico-fisica, possiede la capacità di esprimere se stesso attraverso canali non verbali di comunicazione, quali, per esempio, la musica e le arti in generale, in questo modo il suono, così come le altre forme artistiche, trasformano in comunicazione ciò che la parola a volte rende barriera. La Musicoterapia consiste nell’utilizzo per fini terapeutici della musica o degli elementi musicali da parte di un musicoterapeuta qualificato con un paziente, in un processo atto a favorire la comunicazione, la relazione, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri obiettivi al fine di soddisfare le necessità fisiche, mentali e sociali della persona. La terapia può essere ricettiva, nel caso in cui il paziente ascolta la musica suonata dal terapeuta, o attiva, durante la quale è il paziente ad esprimersi direttamente. La musicoterapia opera nel campo delle diverse abilità, neuropsichiatriche o psichiatriche, e ogni intervento sul paziente è personalizzato in base alla patologia e alle esperienze personali. Può essere applicata – ha concluso – su pazienti di ogni età: nell’inserimento di bambini e ragazzi diversamente abili, per la riabilitazione psicofisica e nel caso di persone affette da Alzheimer o in coma”.
In Italia la musicoterapia iniziò a diffondersi negli anni ’80, e la Toscana si è dimostrata la regione più interessata a questo tipo di terapia, favorendo la creazione di una qualifica professionale, corsi di formazione riconosciuti ed il dialogo con associazioni specifiche del settore. Il Centro Toscano Musicoterapia è presente nel territorio provinciale di Firenze attraverso interventi di Musicoterapia presso scuole, ospedali, case di riposo, centri per persone diversamente abili e centri di riabilitazione. Le attività del Centro toscano Musicoterapia sono utilizzate anche all’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi nel Reparto di Neuropsichiatria Infantile. La Provincia di Firenze ha contribuito alla messa in opera delle attività musicali e musico-terapeutiche dell’A.R.Te.R.P. presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino, a partire dal 1994 fino ad oggi. La Provincia ha inoltre patrocinato vari seminari e convegni del Centro, l’ultimo dei quali è stato “Competenza musicali in ambito clinico: lo sviluppo di risorse musicali per musico terapeuti”, tenuto dal prof. Alan Turry del Nordoff- Robbins Center della New York University all’Auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze il 4luglio 2009. Il Progetto Pilota inizierà dal Perù attraverso la collaborazione della Università Nazionale San Agustin - UNSA, di Arequipa (Universidad Nacional de San Agustin - UNSA), in cooperazione con la Facultad de Psicologia, Relaciones Industriales y Ciencias de la Comunicacion.

Il Progetto si svolgerà anche attraverso la cooperazione del Centro Istituzionale per Ragazzi Disabili Colegio Especial Paucarpata (Tasahuayo F - 15, dist. J.L.B. y Rivero, Arequipa) Direttore: Dr. Norma Llerena Flores, dove si terranno le lezioni sul campo, il Training Terapeutico - pratico in Musicoterapia dei partecipanti al Corso, e la terapia con i ragazzi. Il progetto vedrà la collaborazione anche di un corpo docente legato alle Università italiane, americane e sudamericane.
 

TERREMOTO

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Musicoterapia in emergenza e post-emergenza terremoto

 

Dopo l’ SOS di Rolando, Presidente di Musicoterapia Democratica, in pochissimo tempo abbiamo costituito un gruppo di volontari per effettuare interventi di musicoterapia nelle tendopoli sorte a seguito del terremoto aquilano. In tutto tredici volontari, cinque dalla Toscana che ha aderito al nostro invito attraverso il Cetom e nove tra abruzzesi e laziali, tutti allievi del Biennio di musicoterapia del Conservatorio di L’Aquila. Tre i campi interessati: Lilletta di Bagno, campo piccolo con un centinaio di ospiti; Pizzoli, campo di circa seicento posti nel quale hanno portato il loro contributo i colleghi toscani; Pianola, campo di cinquecento posti poco fuori L’Aquila. Quest’ultimo campo in particolare ci ha visti impegnati dall’inizio di maggio in modo continuativo, inizialmente con due interventi settimanali (fase di emergenza) e successivamente con uno settimanale, nel momento in cui le direttive dei responsabili del servizio di supporto psicologico ci segnalavano la fine dell’emergenza e la necessità di evitare situazioni di dipendenza dagli operatori esterni al campo. Come da necessità rilevate in situazione iniziale, abbiamo lavorato con i bambini e gli anziani, le due fasce di età più sofferenti, seppure in modo diverso, e per le quali la forma di comunicazione non verbale caratteristica della musicoterapia sembrava poter essere un’opportunità per esprimere e trasformare attraverso il suono e la musica, tutto il dolore, la paura, la rabbia, la tristezza e a volte il silenzio che avevano dentro. Abbiamo toccato con mano quanto alcuni elementi tecnici dell’intervento di musicoterapia siano profondamente integranti e strutturanti la seduta: la mancanza di una tenda-setting, l’uso di spazi ricavati in tendoni usati per svariate attività, la presenza di altre persone e di altre attività durante la nostra, la sensazione anche per noi di non riuscire a delimitare quei confini necessari a dare una forma e una struttura alla seduta, sono state le difficoltà che abbiamo affrontato e risolto nel tempo. Credo che il confine ce lo siamo dati non tanto attraverso uno spazio fisico bensì quello psichico, confine necessario, soprattutto nel lavoro i bambini. In effetti, nonostante durante le sedute nel tendone c’era chi entrava e si sedeva in silenzio, chi passava a prendere da bere, gli scout che a volte erano a qualche metro da noi e preparavano un’attività per i bambini, i clown dottori che spesso ci coadiuvavano nel raccogliere i bambini man mano che rientravano, qualche curioso che si avvicinava e ci chiedeva cosa stavamo facendo, nel tempo tutte queste “interferenze” sono diventate un aspetto della normalità della vita nel campo e dell’attività, con influenza perlopiù irrilevante sulle sedute. Il lavoro con i bambini ha messo in luce delle peculiarità nelle forme di partecipazione a cui raramente avevamo assistito: tranne nella prima seduta, in tutte le successive hanno sempre delineato dei tracciati motori di andirivieni dallo spazio fisico della musicoterapia che inizialmente ci avevano anche un po’ disorientato. Riflettendo però sul significato di “Io dimora” per un bambino, abbiamo ipotizzato che nel venir meno in situazione traumatica delle mura domestiche, quale garanzia di luogo protetto e di intimità familiare, la condivisione nel gruppo nei suoi aspetti sociali, doveva avere una particolare rilevanza sul piano emotivo per questi bambini. La loro partecipazione ha assunto quindi forma individuale, nella quale ciascuno si rivolgeva da un punto di vista sonoro ad un interlocutore adulto “preferito” nel gruppo, facendo emergere piccole tracce di comunicazione musicale che volta per volta sembravano riprendere il leggero filo conduttore delle seduta precedente. Tante sedute in una seduta e ampie costellazioni che cercavamo faticosamente d’integrare tra i presenti e i “passanti”, tenendo conto del fatto che tutti i bambini con deficit intellettivo o con problemi comunicativo-relazionali preesistenti al terremoto, partecipavano assiduamente. In sostanza c’era un piccolo nucleo sempre presente e un andirivieni di altri che si succedevano nel tempo durante ogni seduta, selezionandosi piccoli spazi temporali e spaziali di partecipazione, quasi a darsi dei turni impliciti. Altri ancora arrivavano, cercavano di “rompere” ed “interrompere” e poi andavano via, a volte soddisfatti, a volte indifferenti, a volte perplessi.

 

 

Il GOS dopo la seduta. Lo spazio è delimitato da una piattaforma in legno situata ad un’estremità del tendone mensa. Nel tendone mensa c’è anche la tenda-cappella e la tende-cinema.

 

Se alla riflessione sull’Io dimora aggiungiamo la realtà della vita nelle tendopoli, dove i confini sono dati da lembi di tende impossibili da sigillare e attraverso le quali, sagome, voci, suoni privati, odori, si odono, sentono e intravedono, ci rendiamo conto che la caratteristica di una tendopoli è data dall’assenza di confini, dalla condivisione forzata che se in alcuni casi diventa una risorsa al mutuo-aiuto, in altri preclude la possibilità della privacy e dell’intimità protetta tipica della famiglia, tutti elementi che coesistono. Il fatto di essere sempre almeno in tre adulti durante la seduta ci ha dato la possibilità di accogliere tutti, di rispondere al gruppo base ed ascoltare le richieste/proposte dei singoli, di contenere momenti di aggressività verbale e non, di garantire un clima di sicurezza per alcuni bambini che mostravano significativa difficoltà ad avvicinarsi e che partecipavano in silenzio guardandoci da lontano. All’inizio alcuni di loro ci portavano via gli strumenti, spesso facevano un giro negli spazi aperti suonando lo strumento e mostrandosi capaci nei pressi di gruppi di ragazzi più grandi e poi tornavano, più spesso sparivano con lo strumento, e nel tempo abbiamo capito che lo strumento che li interessava veniva portato nella loro tenda come a definire e garantire la proprietà dell’oggetto in un loro spazio privato.

 

 

Gradualmente siamo riusciti a contrattare questi allontanamenti con gli strumenti e li abbiamo visti tornare sempre più spesso a restituire lo strumento al gruppo; in alcuni casi abbiamo ritrovato gli strumenti mancanti al loro posto la volta successiva, in altri abbiamo stretto sodalizio con il “capo” adolescenti per la ricerca degli oggetti spariti perché ci desse informazioni “riservate” sul loro stato e sulla loro posizione nel campo. Con l’arrivo dell’estate i progetti all’aperto fuori dal campo rivolti ai bambini, ci hanno consentito di lavorare esclusivamente con soggetti problematici, quegli stessi che hanno sempre partecipato alle sedute.

Le attività di musicoterapia con gli anziani hanno avuto inizio proprio tra le tende: l’inizio dell’attività era stata comunicata ma le tante e varie proposte di volontariato necessitavano di una mediazione con le persone e di un coinvolgimento diretto. La prime volte ci siamo mossi tra le tende, accennando a qualche canzone popolare abruzzese, con toni pacati. La gente ha cominciato ad affacciarsi, qualcuno ci ascoltava, qualcuno cantava sottovoce, qualcuno pronunciava sommessamente qualche titolo come richiesta. Di lì ci siamo spostati in uno spazio esterno al tendone centrale di accoglienza, che poi diventerà il nostro luogo d’incontro tutte le settimane, dopo il rosario e la messa delle 17.00, mentre nei momenti di pausa abbiamo portato una presenza musicale nelle tende che ospitavano anziani immobilizzati a letto. Il gruppo anziani è gradualmente aumentato coinvolgendo anche quei mariti più reticenti allo star seduti e cantare e con la crescente partecipazione di soggetti più giovani, qualcuno che cominciava a tornare a casa di giorno, rientrava anticipatamente il pomeriggio per partecipare all’attività. Attraverso le canzoni scelte sulla base dell’età dei partecipanti e via via ampliate anche con richieste specifiche dell’utenza, con particolare attenzione ai canti popolari del territorio, sono cominciati ad emergere ricordi, narrati e condivisi nel gruppo. Qualche anziano passando proponeva i canti della guerra, i canti degli alpini, qualcuno era stato musicista in una banda e mimava una direzione del coro, qualcuno più giovane si univa al gruppo musicisti e sosteneva la parte sonora. Dai ricordi alla condivisione della situazione attuale, a volte anche in maniera ironica, non è passato molto tempo, alcune canzoni sembravano essere usate per stemperare ed ironizzare sulla loro condizione di sfollati in un gruppo il cui clima emotivo era significativamente positivo. Non abbiamo inizialmente mai affrontato direttamente con loro l’argomento “casa” ma attraverso le canzoni e la condivisione di uno spazio comune centrato sulla musica, la confidenza nel gruppo e il bisogno di condividere paure e incertezze del futuro ha fatto sì che durante l’attività gli stessi testi richiamassero al passato e proiettassero nello stesso tempo al futuro, e a volte rispecchiassero le difficoltà contingenti delle varie fasi del post-emergenza. Sappiamo molto di tutti loro, ma senza mai chiedere, accogliendo e ascoltando quel po’ che dicevano tra una canzone e l’altra e anche osservando il tipo di aiuto che si offrivano vicendevolmente, il sostegno verbale, quelle frasi lasciate a metà scuotendo la testa… Con il tempo siamo diventati e ci siamo sentiti parte integrante del campo, spesso abbiamo condiviso con loro il momento dei pasti, a volte abbiamo suonato per tutti loro la sera. La richiesta frequente di restare a cena ci veniva dagli ospiti della tendopoli, come un invito in casa loro e questo ci faceva sentire un po’ come in una grande famiglia, seppure maggiormente coinvolti nel dolore e nelle conseguenze della distruzione. I volontari della protezione civile che spesso partecipavano attivamente all’attività degli anziani come momento di pausa dal lavoro, di sfogo e divertimento ci chiedevano spesso se dopo cena si suonasse…, lo abbiamo fatto tante volte e sempre volentieri. Ora che siamo in direzione d’arrivo data l’imminente chiusura delle tendopoli e i rientri nelle case, se da una parte ciò ci conferma il ritorno ad una vita “quasi normale” che tutti auspichiamo con grande entusiasmo, ci mette però di fronte al congedo da questa popolazione con cui abbiamo condiviso tanto, ben oltre la musicoterapia. Di qui la consapevolezza che questo sia stato oltre che un contributo volontario di aiuto attraverso la musicoterapia, una grande esperienza umana attraverso l’esserci in questa grande tragedia. L’esserci con la popolazione, l’esserci con i volontari della Protezione Civile, il toccare con mano tutto quello che abbiamo visto in tv e che spesso non ha coinciso con la realtà che noi abbiamo vissuto nei campi. Il senso che come musicoterapisti riusciamo a cogliere come altamente rappresentativo in questo momento conclusivo per noi, è il passaggio dal silenzio post-terremoto della vita pulsante della città al silenzio del vuoto dei luoghi aperti delle tendopoli, restituiti alla loro funzione originaria.

 

 

Musicoterapeuti e clown dottori insieme, nella seduta di musicoterapia per il gruppo anziani

 

Un ringraziamento ai musicoterapisti volontari, Bruno, Carolina, Emanuele, Luca, Marta, Milena, Roberta, Rosaria, a Raffaella che ha condiviso con noi questo percorso, ai colleghi volontari della Toscana Cinzia, Luigi, Nicola, Rosa Maria, Silvia, e ad Angela che ha promosso questa collaborazione, agli allievi del BI.FOR.DOC del Conservatorio di Foggia che hanno contribuito con la costruzione e ideazione di strumenti musicali per le attività con i bambini, ai clown dottori Sgaggetta, Iaia, Giuggiola, Gommolo, con i quali abbiamo collaborato nei campi, a tutti i volontari della Protezione Civile che abbiamo conosciuto e a tutti quelli che hanno suonato e cantato la nostra stessa musica.

Un ringraziamento particolare a Emilio Garau, capocampo della tendopoli di Pianola, che ha sempre sostenuto la nostra attività mettendoci in grado di lavorare nonostante le difficoltà oggettive, dandoci la possibilità di poter operare in maniera continuativa. Grazie a Guido, a Bruno e a Valerio per i loro preziosi consigli.

Un grazie a quella piccola grande parte della popolazione aquilana, che ci ha accolto e congedato con tutta la dignità di cui è capace.

Sandra Masci

 

 


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