musicoterapia democratica

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

colap e commento

E-mail Stampa PDF

27/05/2010

Intervento del Colap (sotto  un commento  di Rolando sul blog di Di Vico)

Leggere sul Corriere del 25 maggio l’articolo di Isidoro Trovato dal
titolo “Professionisti, la riforma torna al via” mi ha strappato un
sorriso un po’ amaro e mi ha riportato alla mente vecchie storie. Sono
venticinque anni che porto avanti battaglie finalizzate a rendere il
mondo delle professioni ordinistiche più libero e dotato di strumenti
per competere sul mercato internazionale.

Penso di aver svolto un servizio utile al Paese quando sono riuscito,
contro tutti gli ordini tecnici, a render possibile (legge Merloni -
1994) lo svolgimento della professione di ingegnere in forma
societaria (sia di capitali che
Immagine di anteprima per sisifo-1-fd.jpg
tra professionisti) e, guarda caso, questo è l’unico settore
professionale per il quale la bilancia dei pagamenti con l’estero ci è
favorevole.

Sono dieci anni che sono in prima linea a battermi per dare dignità e
status alle professioni associative: milioni di lavoratori che in un
mercato libero si muovono secondo logiche di competitività,
flessibilità, innovazione, ed ora, dopo il recepimento della direttiva
qualifiche, impediti di esportare le loro competenze all’estero perché
non regolamentati in Italia.

Questo per farle capire che quella che oggi per lei è una notizia da
pubblicare per noi è cosa già vista. Su due cose soltanto gli Ordini
sono d’accordo:
1. Aumentare i loro poteri corporativi
2. Dare contro alle nostre associazioni professionali.
Non appena si parla d’altro, si azzannano tra loro.

Ora pensano di aver trovato il bandolo della matassa per farci fuori.
Siciliotti è stato chiarissimo. Per lui l’interesse sulla riforma è
quello di definire il professionista intellettuale come colui che ha
superato un esame di Stato e si è iscritto all’ordine, non che
l’attività che eserciti sia frutto della conoscenza (quindi
dell’intelletto). La ragione di questa richiesta è evidente: è l’unico
modo per mantenere gli spazi acquisiti sul mercato (anche quando la
riserva di legge non esiste e l’esercizio della professione è libero
come il caso dei commercialisti) e garantirsi la conservazione dei
privilegi acquisiti.

Con questa astuzia degna di Ulisse pensa di aver trovato il cavallo di
Troia e di riuscire a dimostrare che, ad esempio, le professioni di
archeologo, di biotecnologo, di bibliotecario non siano professioni
intellettuali! Io penso che ne usciranno delusi. Ma tornando al punto:
la Siliquini offre loro il più bel regalo, quello di separare il
destino degli ordini da quello delle associazioni e cosa succede? La
riforma torna al via. E’ un film già visto: ogni qualvolta si arriva
ad un punto decisivo del processo riformatore ecco che all’improvviso
scoppiano le liti “interne”.
Succede oggi, è successo nel passato e succederà nel futuro.

E allora se davvero la riforma delle professioni ricorda il mito di
Sisifo, mi auguro che la scelta di separare il destino degli ordini da
quello delle associazioni sia la modalità migliore per consentire a
chi desidera operare con dignità ed in piena concorrenza (le libere
associazioni professionali) di poterlo fare e di portare una volta per
tutte il masso in cima al monte senza più tornare indietro a
riprenderlo dopo che qualche “nemico della concorrenza” ce lo ha fatto
rotolare giù.

(Giuseppe Lupoi)

 

 


Commento di Rolando Proietti Mancini

Nell'annoso sempiterno confronto tra ordini ed associazioni private
professionali emerge a mio avviso lo storico limite , probabilmente
precedente a Sisifo e che ha nel nostro paese il giardino fiorito ,
del dualismo , della contrapposizione , della tesi e dell'antitesi.
Nella dialettica binaria e maggioritaria continuiamo a seguire questo
schema , nel quale ognuno si sente il bene e conseguentemente vede
nell'altro il male.
Da quello che vedo questo meccanismo non sembra aver portato grandi
risultati ; la politica e' nell'abisso del manicheismo piu' rozzo.
Ci sono altre modalita' di comunicazione , che vanno scoperte , e ci
sono altri interlocutori ed altre strade in ogni momento della vita.
Rifuggo , pur essendo un non garantito , dal considerare gli ordinisti
il negativo e le poliassociazioni private il positivo , e viceversa.
Vogliamo forse proporre uno schema sfruttatori - sfruttati? La
situazione e' piu' complessa e va analizzata come un sistema complesso
adattativo , con modalita' complesse.
Ci sono altri elementi ed altre variabili.
Le associazioni private fanno nascere le professioni? Che ruolo hanno
i singoli ricercatori dipendenti , che preesistono alle associazioni ,
non iscritti ad alcuna associazione?
La nascita di innumerevoli associazioni non e' anche una comprensibile
modalita' di autoimpiego?
E se alcune persone ritengono di mettere su una associazione , cio'
significa che possono mettere su una professione? E se costoro ,
magari benestanti , operano in terreni delicati per la gente , la vita
delle persone , non devono essere sottoposti a controlli scientifici e
di mercato?
Perche' si formano e si accettano molte associazioni della stessa
professione? Perche' non si dialoga con le professioni esistenti
proponendo meccanismo di accorpamento , peraltro auspicati da molte
parti? Non credo che si risolvano i limiti ordinistici realizzando
altri , molti orticelli pseudordinistici.
Detto questo , credo che le associazioni private (a volte
autoreferenziali) debbano essere stimolate a crescere ed a dialogare ,
ed essere indipendenti dalle scuole di formazione private .
Cosi , la situazione e' complessa e non vedo vittime e carnefici in
modo nitido ; vedo bellezze e limiti in entrambi gli schieramenti.

- Mostra testo citato -

Rolando P. Mancini
Musicoterapia
Opera Don Guanella

 

Mailing List: La Rete

Per iscriverti alla mailing list della Rete dei Musicoterapisti scopri i dettagli a questo link

Accedi